domenica 27 novembre 2011

De restitutione spoliatorum

Provate ad aprire il Decretum di Graziano in questa bella edizione del Cinquecento messa in rete dall'Università della California. Guardate come è fatto il testo e la glossa, leggete e poi ne parliamo a lezione

12 commenti:

  1. il sistema della glossa mi sembra abbastanza simile a quello che ci ha mostrato lei in classe,se non sbaglio nella parte in alto a destra parla della azione di spoglio riguardo al fatto di cui parlavamo in classe,sul come agire per primo senza un ordine del giudice con lazione del posto obblighi a ripristinare la situazione precedente allo spoglio e questo non solo per i canoni della chiesa (a quanto ho capito ),comunque è da quidam Episcopus se a qualcun altro interessa.
    mi chiedo come mai al posto della S usano un segno piu simile a una i o forse una f .
    Inoltre forse è una mia impressione ma mi sembra di vedere delle cancellature,è possibile o è soltanto la pagina dietro?
    Luca Calabrese

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  2. Il metodo della glossa consiste nell’annotare nella pagina stessa del testo commenti annotazioni ed appunti . Io ho trovato una breve distinzione formale tra le glosse : tra glosse interlineari tra le righe, glosse marginali scritte al lato del testo di contenuto piu dettagliato e tecnico , glosse grammaticali con dettagliate spiegazioni per ogni singola parola , glosse interpretative con annotazioni ricche ed ampie.

    Il problema è che come dicevammo in classe nel giro di pochi anni i manuali risultavano zeppi di commenti allora si prospettano 2 soluzioni quella del palinsesto cioè una raschiatura sullo strato superiore della costosa pelle (una sorta di cancellatura ) o quella di far ricopiare il testo di legge con buona parte dei commenti scegliendo quindi quali glosse copiare e quali no questo lavoro vita ad un nuovo tipo di opera scientifica detto apparatus (il piu importante fu quello di accursio sul corpus iuris civilis).

    Comunque oltre alla glossa esistono altri metodi di studio dei testi come la distinctio (schemi per suddividere gli elementi della norma ed evidenziarne i caratteri principali comprese eventuali antinomie), i brocarda (che pongono evidenza sulle contrapposizioni), le regulae iuris (che mirano a cercare i principi generali), il casus(esempi pratici del maestro),o la semplice lecturae, le dissensiones domino rum (opinioni discordanti dei maestri), la summa (opera di sintesi).

    Per quanto riguarda la dialettica lo strumento piu usato è la quaestio formulazione di un caso non previsto da nessun passo , venivano raccolte delle norme con le quali argomentare pro e contra per risolvere il caso e alla fine si perveniva alla solutio.

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  3. chiara lombardi30 novembre 2011 19:04

    Nel libro "Appunti sulla quasi possessio iuris nell' opera dei giuristi medievali" di Luigi Capogrossi Colognesi, reperibile per chi voglia in biblioteca, ho trovato approfondimenti interessanti sul concetto di "quasi possesso". Mi sono soffermata soprattutto sul concetto romano di possesso perchè l' asserzione di possesso romano come possesso solo corporale mi sembrava troppo generale, e desideravo andare più a fondo per vedere se in realtà l' idea di quasi possesso medievale derivasse da una incrinatura del concetto di possessio romano. Chi cerca trova o meglio dopo la mia ricerca ho ancora più domande , ma intanto riporto quanto ho trovato. In effetti in questo libro c'è l' affermazione di qualche incrinatura o meglio come dice Capogrossi "breccia" in quella formula così perentoria di possesso romano come di possesso corporale.
    Come già detto a lezione è improbabile che la costruzione teorica del concetto di possessio sia stata dai romani estesa al di fuori del concetto di corporalità dell' oggetto, nel Digesto troviamo questo principio ribadito in numerosi passi "res incorporales non possidentur" e "Possideri autem possunt, quae sunt corporalia" (D.4I,3,4,26), intendendo come "fuori del concetto di corporalità" l'idea di res incorporales, di iura. Infatti per i romani, i diritti, gli iura non potevano essere assoggettati al possesso, per i diritti quindi non potevano effettuarsi nè l' usucapione nè la traditio. In realtà però la mancata applicazione della usucapione alle cose incorporali che non si possedevano assumeva nel Corpus Iuris un significato marginale perchè in realtà ad esse (alle res incorporales) si poteva applicare la praescriptio longi temporis, elemento che poi con Giustiniano si legò al concetto di usucapione. Quindi in una parte del Corpus si escludeva l' estensione della possessio agli iura mentre in una costituzione dello stesso Giustiniano si affermava la prescrittibilità delle cose incorporali, imprescrittibilità che però aveva come presupposto l'idea di possessio. Ecco cosa scrisse Giustiniano nel 531 : "Eodem observando et si res non soli sint, sed incorporales, quae in iure consistunt, veluti usus fructus et ceterae servitutes".
    Non solo, riguardo all' usucapione ci sono delle incertezze anche sulla sua mancata applicazione agli iura. Paolo infatti con riguardo alle servitù prediali, ricorda che una legge ne aboliva l'usucapione, quindi quello che penso è: come mai era presente una legge contro l' usucapione delle servitù prediali, se queste essendo res incorporali, non sarebbero mai potute essere usucapite? Inoltre Paolo in un altro passo afferma la mancanza dei caratteri di certezza e continuità della possessio di determinate servitù, come quelle rustiche, quindi in realtà si ammette che l'idea di possessio servitutis era presente. In ultimo la tutela interdittale, i romani per alcune cosìddette iura in re aliena prevedevano una tutela del loro esercizio di fatto isolato dalla titolarità di tali diritti, tutela apprestata attraverso le figure degli interdetti. Così l' interdetto costituito a difesa degli immobili per esempio si costituisceanche per le servitù, quindi anche qui il concetto di servitù e possesso viene fuori.( anche se una cosa però non ho capito:che differenza c'è tra gli interdetti proprietatem causam habent e quelli possessionem causa continent? Capogrossi colloca gli interdetti in relazione ai godimenti reali nella seconda categoria, ma questo conferma o sconfessa quanto ho fin qui detto e cioè che anche nel Corpus Iuris era rinvenibile un' idea di quasi possesso? e In secondo luogo, l'idea di quasi possesso nelle Istituzioni Gaiane, ignota però ai medievali è stato mai ripreso da qualche studioso?)

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  4. chiara lombardi30 novembre 2011 19:05

    Ecco quindi che i dubbi circa il possesso solo per le res corporales vacilla.
    Il Capogrossi afferma successivamente in sintesi solo che i medievali si trovarono di fronte a due temi centrali, temi che cercarono di unire, il primo che i diritti non potevano essere oggetto di possessio e il secondo riguardo l' immagine della quasi possessio, e cioè che i diritti anche se teoricamente insuscettibili di possesso in sostanza lo erano. Era quindi un' opera di saldatura, o una scoperta come detto a lezione, quella della quasi possessio da parte dei medievali? O meglio il concetto di quasi possesso è stato creato per saldare l'idea di possesso con quella di res corporale e res incorporale oppure i medievali hanno proposto una ulteriore saldatura tra il possesso e il quasi possesso? E quale sarebbe? Queste sarebbero le mie domande sulla base di quanto detto a lezione e di quanto letto... Sono partita con una domanda e al termine della lettura ne ho trovate molte di più...

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  5. Giuliano Di Croce3 dicembre 2011 04:00

    se unisci la lettura di actio spolii di Ruffini,il saggio del professore sul libro Der einfluss der kanonistik auf die europaische rechtskultur,che tra l'altro mi hai consigliato tu,un manuale di privato qualunque e il capitolo sul possesso del diritto comune puoi trovare qualche risposta..forse..;)

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  6. Giuliano Di Croce3 dicembre 2011 04:03

    questo invece è il link per l'articolo di koebler die gewere,di cui parlava elisa,anche se lo ho trovato solo in tedesco...

    http://www.mgh-bibliothek.de/dokumente/a/a064477.pdf

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